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Accenture per il DiversitySono Stefania Celsi Human Capital & Diversity Lead per un’area geografica che oltre all’Italia comprende Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Polonia, Russia, Turchia, Slovacchia.

Per un’azienda come la nostra che opera nella Consulenza Direzionale, System Integration & Technology e Servizi alle Imprese le persone rappresentano il valore più grande.



 
Cosa è il Diversity?
Lavorare in un’azienda che applica una politica di Diversity significa lavorare in un’azienda che promuove e gestisce al suo interno le diversità generali, in modo da poter valorizzare le peculiarità individuali. Ma cosa è il Diversity?
 
Cosa è il Diversity?
Lavorare in un’azienda che applica una politica di Diversity significa lavorare in un’azienda che promuove e gestisce al suo interno le diversità generali, in modo da poter valorizzare le peculiarità individuali. Ma cosa è il Diversity?
 

Legislazione e Pari Opportunita': Intervista all'Avvocato Adriana Calabrese

L’argomento sulle politiche di attuazione delle Pari Opportunita' mai e' stato piu' attuale come in questo periodo in Italia. Per conoscere meglio il tema abbiamo incontrato l’avvocato Adriana Calabrese, con studio in Milano e specializzazione in diritto del lavoro, la quale all’attivita'  professionale affianca anche un’intensa attivita' di divulgazione, attraverso la partecipazione a Convegni, collaborazioni giornalistiche, radiofoniche e televisive.

A suo avviso e in base alla sua esperienza quanto viene fatto in Italia a livello istituzionale, sociale e aziendale perche' vengano promosse le politiche per la Pari opportunità sul lavoro?

In Italia vi sono alcune leggi che stabiliscono alcuni principi e diritti fondamentali. La legge sulla Parita' (n. 903/77); la legge sulle Azioni Positive (n. 125/91); la legge sulla Maternita'; la legge sull’Imprenditoria Femminile (n. 215/92); la legge sui Congedi Parentali (n. 53/2000).

Queste leggi rappresentano affermazioni imprescindibili, frutto di un lento ma determinato processo di emancipazione delle donne sui luoghi di lavoro. Spesso, pero', le buone leggi non bastano a modificare la realta', quando essa in particolare e' frutto della dialettica tra culture e il prodotto di stereotipi molto difficili da abbattere.

Insomma, mi sembra che piu' che le leggi, in Italia manchino delle pratiche e dei comportamenti virtuosi cha potrebbero piu' efficacemente migliorare la situazione.

La realta' ci dice che siamo ancora il Paese con il piu' basso tasso di occupazione femminile in Europa (e' al 46,9% ma dovra' essere, secondo i target di Lisbona, il 60%). Le donne che lavorano sono troppo poche e non fanno carriera. Solo il 5% dei dirigenti sono donne. E tutto questo quando le giovani donne sono piu' brave dei loro colleghi maschi, studiano di piu' e meglio e si laureano piu' in fretta. Ma questo non basta per migliorare l’impatto con il lavoro, che per le donne significa piu' precarieta'  e minore qualita' rispetto agli uomini. Per non parlare delle retribuzioni, dove a parita' di mansioni le donne percepiscono dal 15 al 25% in meno di stipendio.

Quanto ancora si potrebbe fare? E su quali leve fare azione?

L’obiettivo generale resta quello del tasso di occupazione femminile al 60%, che deve rappresentare il traguardo a cui tendere, cosi' come ci e' richiesto dall’Europa. Ma per raggiungerlo e' necessario agire dentro le aziende e dentro la societa'. Da un lato stimolando l’ingresso delle donne nei luoghi di lavoro, anche attraverso incentivi alle imprese che assumono donne; dall’altro, sviluppando una piu' estesa rete dei servizi a favore delle donne, attraverso asili nido e strutture di assistenza degli anziani, che costituiscono uno dei vincoli femminili al lavoro; dall’altro ancora, favorendo la maggiore condivisione tra l’uomo e la donna dei carichi di famiglia.

L’Italia, nell’ambito del contesto europeo, a che punto e' nell’attuazione di tali politiche?

E’ all’ultimo posto in Europa. In Italia forse in fondo si pensa che il posto della donna sia dentro la casa. A cio' corrisponde l’eccessivo numero di donne inattive, quasi 10 milioni, che non hanno conosciuto mai il lavoro, all’infuori di quello irregolare e non remunerato. E’ vero che questo problema colpisce soprattutto il Sud, ma anche molte aree del Nord e del Centro. Abbiamo un’offerta di asili che copre a malapena il 6% del fabbisogno, che deve arrivare almeno al 20%. Abbiamo il più basso tasso di fertilita' femminile (1,3 figli per donna), e non vogliamo tenere conto della lezione dell’Europa del Nord, che ci ha insegnato un fatto preciso: che non vi e' contraddizione tra fertilita' femminile e lavoro, bensi' una correlazione positiva, garantita dalla rete dei servizi. Insomma, nei Paesi piu' evoluti, a un maggior tasso di occupazione femminile, che spesso arriva al 60-70%, corrisponde un tasso di fertilita' superiore al 2%. Questo significa che, se ci sono le strutture e le culture adeguate, lavorare di piu', per le donne, significa anche potersi permettere piu' figli e raggiungere una più equilibrata dimensione personale.

Per maggiori informazioni:

Studio Legale Calabrese

Avv. Adriana Calabrese

Via Francesco Sforza n. 1

20122 Milano

Tel. : 02 / 54.05.04.33 (3 LINEE r.a.)

Telefax: 02 / 55.19.41.95

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