Immigrazione e Lavoro
L’8 gennaio 2008 a Lubiana, capitale della Slovenia, si è aperto l’anno europeo del dialogo interculturale 2008 che con lo slogan “Insieme nella diversità” ha voluto intraprendere un percorso di miglioramento delle relazioni tra i popoli europei, agevolando la comprensione delle tradizioni, della religione e della cultura di ogni nazione.
L’iniziativa è partita dalla Decisione n. 1983/2006/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea che si pone l’obiettivo di “favorire la comprensione reciproca e la convivenza, evidenziando i vantaggi della diversità culturale, stimolando il senso di appartenenza all'Europa”.
L’Europa allarga sempre più i suoi confini investendo popolazioni con culture molto diverse tra loro e molto distanti dallo stile di vita occidentale; le difficoltà maggiori risiedono nell’integrare e far interagire senza conflitti le diverse culture e nazioni che possono reciprocamente trarre vantaggi da uno scambio di idee e pensieri molto diversi tra loro.
La prima conseguenza che si hanno dopo il libero transito tra le frontiere di due paesi con differenti stili di vita è una migrazione dal paese più povero verso quello più ricco e ciò è quello che accade per moltissime nazioni situate ad est di Germania, Austria e Italia.
La migrazione ad ovest permette il miglioramento dello stile di vita di molte popolazioni orientali ma la presenza dello “straniero” nella propria nazione, continua a non essere vista di buon occhio dalla maggior parte dei residenti.
Alle diversità culturali che vengono interpretate come una minaccia all’identità nazionale, si aggiunge la presenza di veri e propri delinquenti che altro non fanno che alimentare il fuoco dell’intolleranza generalizzata che porta a non accettare qualunque tipo di straniero.
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Diversamente da altre nazioni Europee occidentali, il Governo italiano non è mai stato in grado di varare una buona legge che controllasse e regolamentasse la presenza degli stranieri in Italia. A questo va aggiunta una legislazione che non vuole garantire le pene inflitte a chi delinque e consente, anche agli stessi italiani, di continuare più o meno tranquillamente le proprie attività illecite.
In Italia non vi sono le basi per combattere l’illegalità e, a causa di questo, l’apertura delle frontiere ha permesso a chiunque di entrare e poter fare quello che ha ritenuto più giusto per se stesso.
Lavoro e immigrati
Gli immigrati onesti e lavoratori sono comunque la maggioranza e fanno comodo, soprattutto alle aziende.
Se nel corso della vita ognuno tende a migliorare la propria posizione economica, un cittadino Europeo si sposterà in una nazione più ricca se ha la libertà di farlo; vale la stessa cosa per gli Italiani che si trasferiscono in Spagna, Germania, Svizzera... Perchè non dovrebbe farlo un Rumeno, un Croato o un Albanese?
Un cittadino europeo che nella propria nazione aveva gravi problemi di lavoro e di sopravvivenza, si accontenta maggiormente di un Italiano ed è possibile pagarlo meno e farlo lavorare di più, qualunque esperienza o titoli di studio abbia.
Se lo stipendio base in Germania fosse di 3000 Euro e a noi ne offrissero 2500 o anche 2000 cosa faremmo? Questo accade per gli immigrati stranieri che vengono nel nostro paese.
Le tensioni
Se un operaio italiano vuole che i propri diritti vengano rispettati ma sa che dall’altra parte c’è un immigrato pronto a prendere il suo lavoro anche a condizioni peggiori, accade che l’intolleranza e l’odio aumentano fino a bloccare completamente ogni tentativo di avvicinamento e integrazione. Eclatante è il caso di un Egiziano che per 2 anni ha dovuto subire delle vessazioni discriminatorie a causa della propria nazionalità e religione; oltre a razzismo, in questo caso si può parlare di vero e proprio mobbing religioso.
Non sempre, però, i problemi sono riconducibili a razzismo puro e semplice.
Tra gli immigrati civili ci sono anche quelli incivili e se a questi viene lasciata la libertà, impunità, di fare ciò che si vuole, la popolazione residente tende a scagliarsi contro tutti i cittadini non italiani: le cause sono riconducibili solo a Governi che non hanno tutelato la sicurezza dei residenti e continuano a non punire la delinquenza.
Il futuro e figli degli immigrati
Le scuole italiane contano sempre più figli di immigrati che hanno tutta l’intenzione di diplomarsi e laurearsi per trascorrere una vita più tranquilla e serena dei loro genitori.
Pur con uno o più anni di ritardo, gli alunni di origine straniera che quest’anno parteciperanno agli esami di fine anno saranno circa 50.000 e molti continueranno gli studi iscrivendosi in una facoltà italiana; avremo, quindi, anche molti diplomati e laureati figli di emigranti di varie parti del mondo che si metteranno alla ricerca di un posto di lavoro.
Il futuro dell’Italia non è assolutamente dei più rosei e pensare in una risoluzione totale del problema lavorativo in breve tempo è pura follia. In questo contesto cosa potrebbe accadere?
Molti figli di Italiani emigrati in America tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, hanno continuato a vivere e lavorare nel Stati Uniti dove le possibilità di lavoro erano infinite e la meritocrazia premiava veramente chi era capace e volenteroso.
Se oggi gli stessi italiani emigrano in paesi europei molto più avanzati di noi, c’è da prevedere che anche i figli degli immigrati in Italia faranno la stessa cosa: la scarsità di lavoro non si arresterà facilmente e la causa non saranno le migliaia di ragazzi figli dei primi immigrati.
Molto probabilmente anche loro si troveranno ad emigrare verso altri paesi e non è detto che un giorno qualcuno (soprattutto chi non è nato in Italia) ritorni nel paese natale per portare la propria esperienza e migliorare la nazione delle sue origini.
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